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VELENI NELLE NOSTRE ACQUE: ANNI DI SEGRETI E INCOMPETENZE A DANNO DEI CITTADINI

   

VELENI NELLE NOSTRE ACQUE: ANNI DI SEGRETI E INCOMPETENZE A DANNO DEI CITTADINI - CI CHIEDIAMO SE IL COMMISSARIO GOIO NON AVVERTA LA DIGNITA’ E IL BUON GUSTO DI DIMETTERSI

     

            Dobbiamo per l’ennesima volta prendere atto di come l’Abruzzo, per colpa di rappresentanti politici e amministratori che non meritano alcuna assoluzione in merito alle gravissime mancanze perpetrate, debba suo malgrado essere esposto alle cronache nazionali per questioni di malaffare legate alla gestione della cosa pubblica.

   

            Gravissime e inqualificabili le ultime rivelazioni che hanno portato alla luce anni e anni di avvelenamento delle acque del fiume Tirino, e con esse degli acquedotti collegati nonché del fiume Pescara, che hanno posto in allarme e destato profonda preoccupazione nell’intera comunità.

   

            Rischiamo di ripeterci ancora una volta, ma come è possibile che la gestione di una questione così delicata sia stata portata avanti con superficialità e permissivismo, non riuscendo peraltro a raggiungere neanche uno degli obiettivi prefissati, anzi peggiorando se possibile la situazione esistente?

   

            Il nostro pensiero non può quindi non rivolgersi al Commissario del Fiume Aterno-Pescara Adriano Goio, nei cui confronti ci vengono spontanei - certi di interpretare il pensiero di molti se non di tutti - alcuni interrogativi, destinati probabilmente a restare senza risposta.

   

            Ci chiediamo quindi con quali meriti e quali requisiti sia stato eletto e poi riconfermato alla carica ricoperta, quanti emolumenti abbia ricevuto per svolgere il proprio compito in maniera senz’altro deficitaria, cosa abbia fatto in concreto e quali risultati tangibili abbia raggiunto, se le conseguenze della sua gestione sono quelle che leggiamo oggi sui giornali di tutta Italia.

   

            Ma soprattutto se il Commissario Goio, dopo una serena analisi, non avverta la dignità, il buon gusto e soprattuto l’urgenza di dimettersi, prendendo atto del palese fallimento del proprio operato, e non restituisca ai cittadini gli stipendi percepiti.

   

            Le acque contaminate penetrano nelle falde, vanno nelle case dei cittadini, vanno nel fiume, vanno nel mare, invadono le spiagge, il tutto con danni incalcolabili per la salute e l’economia pubblica.

   

            Una sconsolante domanda finale: chi potrà mai rimborsarci di tutto questo?

   

 

 

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